Il mito: Dolph Lundgren

Una vita da superstar dell'action con una marcia in più

Dolph Lundgren

Assieme a Jean-Claude Van Damme, Arnold Schwarzenegger, Sylvester Stallone, Bruce Willis e Steven Seagal forma l’elite delle icone dell’action made in Hollywood: è Dolph Lundgren, classe 1957, svedese, 1.95 per più di 100 chili. Ecco cosa sappiamo su di lui.

Con la sua zazzera bionda dal taglio militare, i lineamenti squadrati e l’imponenza è uno degli interpreti inconfondibili del grande schermo.

Europeo e campione di karate come Van Damme, europeo e culturista tra i più massicci come Schwarzenegger, vanta però una marcia in più: si stima, infatti, che abbia un quoziente intellettivo pari a 160 punti.

Facile crederci: Dolph (vero nome Hans), parla correntemente cinque lingue, a scuola vantava una sfilza di bei voti, e dopo la laurea in chimica (ha confessato di utilizzare le sue conoscenze degli elementi per inventare deliziosi cocktail a base di tequila) ha ottenuto due borse di studio per un master in ingegneria chimica da un’università americana e da una australiana. In Svezia, a Krafors dove è cresciuto con i nonni, è stata addirittura istituita una borsa a suo nome.

La nascita di un mito
Studioso di arti marziali dall’età di dieci anni, un'infanzia segnata da un fisico gracilino sempre ostaggio delle allergie (pare che l’esilità fosse in comune anche con Van Damme e Schwarzenegger), in Australia sbarca il lunario come guardia del corpo: si innamora della statuaria modella e attrice Grace Jones, per la quale lavora, e insieme vanno a vivere a New York, dove lui viene avvistato nientemeno che con Andy Warhol. Nel 1984 è la Jones, nel cast di 007 Bersaglio mobile, a suggerirgli di candidarsi per una particina. Da quel momento il fuoco della recitazione colpisce Dolph che accantona i sogni di diventare un batterista rock (la pettinatura già l’aveva)

Quando scopre che Sylvester Stallone cerca una controparte per Rocky IV, inizia a tempestarlo di sue foto e video in azione, finendo per sbaragliare gli altri 5000 candidati. Stallone probabilmente si maledisse per averlo scelto dopo che, nei panni di Ivan Drago, Lundgren gli sferrò un pugno al petto tanto forteda danneggiargli il cuore e mandarlo per quattro giorni in prognosi.

Leggenda dell’action
Il gigante di poche parole con i capelli a spazzola diventa la sua cifra stilistica. Dolph deve avercela con Clint Eastwood perché rifiuta due ruoli in Coraggio fatti ammazzare e in Il cavaliere pallido; accetta invece la parte da protagonista in I dominatori dell'universo, dove interpreta niente di meno che l'eroe dei cartoni con il caschetto He-Man (“Per il potere di Grayskull!”). Il film è un fiasco clamoroso, ma il nostro non si perde d'animo e interpreta un altro eroe da fumetto, il feroce Punitore della Marvel, in Punisher - Il vendicatore.

Negli anni 90 recita anche accanto a Brandon Lee - figlio del mito Bruce - in Resa dei conti a Little Tokyo e poi con Van Damme nella fantascientifica Universal Soldier. Il belga e lo svedese sono insieme a Cannes, dove vengono avvistati litigare e quasi prendersi a pugni.

Dolph si dimostra versatile, tanto da accettare la parte di un sicario e predicatore strambo fissato con Gesù nel popolare cyberpunk Johnny Mnemonic.

La sua fama ormai non conosce confini, tanto che i prestigiosi registi Coen lo hanno voluto nella parte di un capitano di sottomarino sovietico nella commedia del 2016 Ave Cesare, e un gruppo di ladri che entrarono nella sua casa in Spagna per rapinarlo fuggirono a gambe levate appena scoperto chi era il proprietario.

Dolph è una figura tanto iconica che nel cartone animato Ken il guerriero il personaggio di Falco ricalca le sue fattezze, così come il protagonista dei videogiochi Dukem Nukem.

 

Lorenza Negri